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Forza, violenza, fede, memoria, amore, sesso, omicidio… I visitatori della mostra “Jenny Holzer: Thing Indescribable”, fino al 9 settembre al Museo Guggenheim di Bilbao, sperimentano l’evoluzione dell’artista nell’affrontare i temi fondamentali dell’esistenza umana. L’arte di Jenny Holzer parla a un pubblico ampio e in continua mutazione attraverso un linguaggio schietto, conciso e incisivo. Il suo obiettivo è di coinvolgere lo spettatore creando spazi evocativi che invitano a una reazione, un pensiero o a una presa di posizione, lasciando a volte l’artista anonima sullo sfondo. La Holtzer chiede a chi guarda di considerare e potenzialmente definire le loro posizioni su questioni controverse tra cui la crisi globale dei rifugiati, la violenza contro le donne e gli abusi sistemici del potere.

Sponsorizzata dalla Fundación BBVA, la mostra è un’indagine sul lavoro di una delle artiste contemporanee più importanti e presenta nuove opere, tra cui la serie di opere di luce proiettate sulla facciata del museo in occasione dell’apertura, ogni sera dal 21 al 30 marzo scorso.

La curatrice Petra Joos ha pensato ad una mostra che offre una nuova prospettiva sul presente facendo di Bilbao una tappa essenziale nel calendario culturale internazionale del 2019. Il lavoro di Jenny Holzer ha fatto parte del tessuto del Guggenheim fin dall’inizio, sotto forma dell’imponente installazione per Bilbao (1997). Installata nell’atrio, l’opera, commissionata per l’apertura del museo, è composta da nove colonne luminose, ciascuna alta più di 12 metri. Dall’anno scorso, questo lavoro specifico per il sito è stato completato da Arno Pair (2010), una serie di panche in pietra incisa donate al museo dall’artista.

Le riflessioni, le idee e i dolori che la Holzer ha articolato in una carriera di oltre 40 anni vengono presentati in una varietà di installazioni distinte, ognuna con una dimensione sociale evocativa. Il suo mezzo, che sia una T-shirt, un dipinto o un cartello a LED, è il linguaggio. La veicolazione del testo nello spazio pubblico è un aspetto integrale del suo lavoro, a partire dagli anni ’70 con i manifesti incollati di nascosto in tutta New York City e proseguendo con le sue più recenti proiezioni di luce su paesaggi e architetture. Il suo lavoro unisce concetti e parole in un risultato che mette in discussione non solo la realtà ma anche i messaggi che riceviamo sulla realtà in cui viviamo.

La mostra rende omaggio alla carriera di Jenny Holzer dall’inizio, a metà degli anni ’70, quando sorprendeva i pedoni nelle strade di New York con i suoi “Truism” scritti tra il 1977 e il 1979 – quasi trecento aforismi e slogan che utilizzano una serie di cliché del mondo moderno o verità comunemente condivise. “Con un cartello o un poster per la strada hai lo spazio di tempo che serve a una persona per camminare qualche metro. Con Truisms” dice Holzer “offro ciò che funzionerà in pochi secondi o in periodi di tempo leggermente più lunghi per le persone che sono disposte e in grado di concentrarsi… Bisogna ricordare che gli spettatori sono volontari… Ci sono frasi che sono messaggi completi, che si possono assimilare in un istante ma, se qualcuno si vuole soffermare più a lungo, c’è un’intera serie in cui sono incorporate righe da tre secondi che diventano più complesse“. Con questa serie, Holzer invita chi legge a considerare la necessità del cambiamento sociale, il potenziale della propaganda di manipolare il pubblico e le condizioni che accompagnano una rivoluzione.Le sue opere hanno spesso assunto la forma di installazioni in dialogo con i luoghi che le ospitano. Dei suoi lavori in pietra, ad esempio dice: “Volevo che le persone si sentissero a proprio agio e si prendessero del tempo per guardare. Così ho pensato di procurare delle panchine e mi è venuto in mente che avrei potuto metterci delle scritte, e che le panchine avrebbero dovuto essere di pietra. Quando le parole sono scolpite nella pietra, possono essere toccate, possono essere lette con la mano; potrebbero essere percepite in modo diverso rispetto a quando sono su una pagina. I blocchi di marmo e granito fermano il tempo mentre i segnali elettronici e le proiezioni inviano segnali in modo diverso. Le file di panchine potrebbero far immaginare alle persone sale di attesa, aule di tribunale, ospedali e chiese, nel bene e nel male“.

RAM (2016), un’opera a LED lunga oltre sette metri, rappresenta una delle più recenti esplorazioni di Holzer sul rapporto tra struttura fisica e linguaggio. Le parole scorrono lungo ciascun lato in orizzontale a velocità variabili, lampeggiando periodicamente, oscurandosi e irrompendo in uno spettro arcobaleno che emette un bagliore tossico sul pavimento circostante. Le diverse velocità evocano schemi di linguaggio, che Holzer descrive come “l’equivalente cinetico dell’inflessione nella voce”. Con l’aiuto della robotica, Ram si muove avanti e indietro e ruota da una parte all’altra, suggerendo il movimento di arieti militari o del sesso.

I WOKE UP NAKED – una nuova installazione robotizzata a LED che mostra le testimonianze in prima persona di sopravvissute a violenze sessuali e stupri – anticipa PURPLE (2008), una serie di 19 elementi di segnali LED curvi che ricordano le costole umane, messa in moto per la prima volta in questa mostra. Purple mostra un altro dei testi della Holzer, Lustmord (1993–95), in inglese e spagnolo. Mosso dall’uso strumentale dello stupro come arma di guerra nell’ex Jugoslavia, Lustmord prende il titolo da una parola tedesca che indica un omicidio commesso per piacere sessuale. Scritti dalla prospettiva di autori, vittime e osservatori di violenti incontri sessuali o delle loro conseguenze, i testi di questa serie registrano la violenza sessuale nelle sue numerose manifestazioni.La mostra copre un lungo periodo, quattro decenni in cui arte, poesia, politica e storia recente confluiscono in opere straordinarie e intellettualmente profonde che la consacrano come uno degli artisti più influenti al mondo. Riconosciuta anche attraverso numerosi premi e riconoscimenti, come il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1990.