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Considerando il periodo di confusione ed al contempo di grandi opportunità che stiamo vivendo, pare chiaro che la ripresa del classico sia una visione ormai comune per chi attenda ad un’attività inventiva. Il continuo ossessivo succedersi di post modernismi ci fa guardare al passato alla ricerca di certezza, di un punto di osservazione obbiettivo verso il futuro.

Gli eccessi che caratterizzano la surrealtà che viviamo, dilatazioni di tempo, luogo e identità, causano una contrazione per cui tutto è vicino, veloce, precario. A questo contribuisce un rapido progresso tecnologico e la tensione che procura l’obsolescenza perniciosa dei suoi mezzi. Sentiamo che qualcosa ci sfugge, seppure in un recupero di considerazioni tra scientifico e biologico che dovrebbero generare sicurezza.

Conoscere i fatti non ci rende liberi e nemmeno fonderli con la nostra immaginazione alla ricerca di una manipolazione simile alla creazione divina. La finzione non svolge il suo compito catartico di scollamento dal reale verso un’elevazione spirituale, ma viviamo pensando che la felicità promessa sia la realizzazione dei nostri sogni. Questa mistificazione coinvolge la creatività, sia essa dell’arte o del design, che viene livellata in un ambiente di povertà estetica e sentimentale.

La moda che da sempre anticipava desiderio e visione del futuro, dandoci il polso del cambiamento dei tempi e dei modi, non riesce a vedere né tanto meno a prevedere.

Il vero problema è che non abbiamo bisogno di abiti ma di sognare, di immaginare, funzione questa che non viene più assolta dalla moda sempre più preoccupata ad un’esponenziale crescita economica e dai problemi che ne conseguono, ma che dovremmo affidare ai poeti, unici a ricordarci di cos’è fatto l’umano.

L’abito si è smaterializzato online proponendoci la sua immagine e perdendo quindi il piacere dell’indossare e del riconoscerne la qualità. Un serpente che si morde la coda, quando la creazione fa sognare è distante dalla vita reale, dai problemi che ne comporta. La mancanza di idee e di afflato ispirazionale è consequenziale ad un’impostazione che non concede il tempo, perché nasca il talento vero, il genio.

Non mancano stilisti, mancano poeti.

 

by Alessandro Turci

Studi in Giurisprudenza all’Università di Torino e interessi tra Moda e Arte Contemporanea. Fashion Designer e Art Director per marchi internazionali, fonda a Milano nel 2012 Risekult, Associazione Culturale per l’Arte Contemporanea e pubblica l’Art Book Risekult libro d’eccellenza per collezionisti. Curatore di mostre d’arte, collabora con gallerie e musei. Contributing Editor per Flair Magazine, Thesignspeaking e per L’Officiel Homme con rubriche su Arte e Moda. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Brera, allo IED Milano e Torino, all’Università Bicocca in Milano.