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Con le architetture effimere, le opere su tela ricamate in paillette e perline e i capi-scultura da indossare presentati con performance ad alto impatto emotivo, l’artista argentino Daniel González, classe 1963, indaga sui riti di celebrazione e sullo sconfinamento tra categorie socio-culturali.González, le cui creazioni sono state esposte in musei, fiere, gallerie d’arte e design e fanno parte di numerose collezioni private, crea mondi irrazionali pieni di energia, aree di libertà dove le convenzioni sociali esistenti collassano. “Sono affascinato dai processi che vanno al di là della ‘santificazione’ degli oggetti e dei loro significati invece di considerare le loro funzioni nella vita di tutti i giorni. Penso che la percezione abbia a che vedere con il cambiamento, lo spostamento e la ridefinizione del rapporto tra la persona e il suo spazio inteso come ambiente” racconta. González mette la propria arte a disposizione della vita: le sue opere possono essere utilizzate, come i portafiori dai packaging pop in paillette ricamati a mano. O come i collage in Mylar che realizza con una sua personale tecnica e che possono essere appesi come tende o applicati alle pareti come carta da parati 3D. Opere di design effimere al solo fine di creare meraviglia negli spazi in cui viviamo. Daniel González vive e lavora tra Verona e New York e nel 2004 ha lanciato a Berlino il brand D.G. Clothes Project, pezzi unici d’arte applicata alla moda da indossare e collezionare. La sua è sempre una indagine politica oltre i comuni concetti di tendenza e marchio, sul limite tra personalità e immagine esteriore.