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Tra tecnologico e analogico, sintetico e organico la moda contemporanea pare fortemente dicotomica tra un atteggiamento futuristico digitale ed uno tradizionale e artigianale, dove la parola chiave è integrazione. La fusione avviene con un nuovo modo di intendere l’handcraft e il nostro heritage culturale.

Balmain

Una natura dopo la natura, che non separa più i due mondi come avveniva prima dell’avvento del web, ma li integra. Ecco dunque che i macro cover iridescenti di Marco de Vincenzo appaiono capospalla di nuova generazione, come la collezione cyber di John Galliano per Maison Margiela, di Balmain o i capi di Jeremy Scott indagano ogni aspetto del riflettente, dal silver al multicolor luminescente passando per una logica fluo fatta di tessuti plastici e catarifrangenti.

Ashish

Non uno dunque, ma mille colori in un’infinita gamma di possibilità, la fantasmagoria di un arcobaleno. Applicazioni, ricami e materiali sintetici anche chez Prada con galoche e abiti in toni vibranti. Colori primari per Balenciaga che in un rimando 80’s ripropone la giacca in un rosso fiamma e blu cobalto abbinata al nero e li sovrappone nei giganteschi parca a strati. I tessuti etnici di Sacai si illuminano di una gamma che ridona nuova vita alle lane dal sapore nordico o caucasico e le pellicce eco di Tom Ford appaiono maculati cyber wild come i felini stampati in verde menta e fucsia di Marni. Tanti ed interessanti i nuovi brand, da Ashish a Gipsy Sport da Y-Project a Palm Angels che sviluppano pattern luminescenti e interattivi, ricami etnici-elettronici, metalli specchiati, plastiche trasparenti. Mirabili le torsioni colorate dal blu cobalto al giallo, verde, rosso, viola nelle sapienti scultoree interpretazioni di Yoshiyuki Miyamae per Issey Miyake.

Alessandro Turci speaking

Issey Miyake