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Quando si parla di moda spesso confondiamo il termine con abbigliamento. Oppure mistifichiamo la moda col mercato della moda che come ogni mercificazione guarda al profitto e non alla qualità. Parole come creatività, ingegno, lusso, esclusività, eleganza, ricercatezza si sprecano nei commenti ormai dettati dalla convenienza delle buone relazioni, non pubbliche… che la stampa intrattiene con le aziende che sponsorizzano le testate moda. La considerazione dovrebbe nascere dalla competenza nel saper discernere cosa è moda e cosa non lo è. Ad alimentare questa confusione l’illusoria prospettiva delle scuole di moda, grande business degli ultimi decenni, e delle migliaia di studenti indottrinati con marketing e “creatività”. Avvilisce poi ritrovarsi ancora a fare gli stessi nomi, gli stessi riferimenti di chi ha reso grande la moda con una ricerca rivoluzionaria.

Il terribile livellamento delle avanguardie ormai non più ribelli, ma condivise, trasforma il gesto in “like”, l’opposizione in trend. Così accade che la banalità sia confusa con creatività abbassando la soglia di attenzione su quei messaggi “politici” che la moda veicola. Non bastano molte, troppe uscite in passerella per supplire alla qualità con la quantità. La famiglia, l’età, l’identità sono argomenti interessanti se espressi con modernità di pensiero al di là dei cliché di genere, delle facilonerie da stylist, oltre la ricerca del sensazionalismo ad effetto per sbalordire l’audience gossippara.

Considerarci umani e non gay od etero non è avere una straordinaria apertura mentale. Pensare che democrazia sia considerare le persone uguali è un’inesattezza. “Tutti siamo uguali tranne chi è diverso”. Vedere la vecchiaia come un periodo della vita che necessita di un esprit di follia è un po’ come pensare che la menomazione in passerella sia un trend. Che male c’è se l’immagine suscita scalpore? La risposta per chi ha visto il film “The Square” è chiara.

Quando poi assistiamo alla presentazione di ovvietà ormai desuete persino a chi non è avvezzo a certe scaltrezze da stilista consumato, restiamo irritati dalla scarsa considerazione ad una nostra comprensibile reazione. La moda è ricerca, rivoluzione, indagine in territori alieni. Senz’altro una visione lungimirante che apre a nuove considerazioni estetiche, tecnologiche, dinamiche. Un modo per ripensare in epoca post computazionale a ciò che è rimasto del nostro corpo tra organico e sintetico, neo organismo protesico.

 

Alessandro Turci speaking

photos courtesy of Dolce&Gabbana