{"id":12229,"date":"2019-07-05T15:25:08","date_gmt":"2019-07-05T13:25:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.thesignspeaking.com\/?p=12229"},"modified":"2019-07-10T12:13:36","modified_gmt":"2019-07-10T10:13:36","slug":"12229-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.thesignspeaking.com\/it\/12229-2\/","title":{"rendered":"Retina by Stefano Arienti, from Barcelona to Castelbasso to MAXXI"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><p><em><img decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-12234 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Stefano-Arienti-2-foto-Gino-Di-Paolo-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Stefano-Arienti-2-foto-Gino-Di-Paolo-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Stefano-Arienti-2-foto-Gino-Di-Paolo-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Stefano-Arienti-2-foto-Gino-Di-Paolo-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Stefano-Arienti-2-foto-Gino-Di-Paolo-360x240.jpg 360w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Stefano-Arienti-2-foto-Gino-Di-Paolo.jpg 1472w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/em><em>\u201cMolte delle ricette che uso per realizzare opere d\u2019arte sopperiscono alla mia incapacit\u00e0 di disegnare, dipingere o modellare con le tecniche tradizionali. Per questo manipolo cos\u00ec tanto oggetti che portano immagini o trovo vie personali per trasformare immagini in disegno: lo faccio per me ma anche per rispondere a progetti su committenza dove il disegno o la trasformazione sono un modo di riconoscere un passaggio artistico\u201d<\/em>. L\u2019opera di Stefano Arienti &#8211; nato ad Asola (Mantova) nel 1961, ma milanese d\u2019adozione &#8211; \u00e8 guidata dalla tensione a sottrare lo spettatore dall\u2019assedio delle immagini, una vera e propria dittatura, secondo l\u2019artista, che asfissia la vita contemporanea. Questa intenzione si riversa in un costante sperimentalismo, declinato in un infinito catalogo di materiali e tecniche. Il desiderio di misurarsi con gli arazzi segna un\u2019altra tappa della sua \u201cvia paradossale alla pittura\u201d e ne ha fatto l\u2019interprete ideale del progetto presentato con la\u00a0<a href=\"http:\/\/www.fondazionemenegaz.it\/fondazione\/\"><strong>Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture<\/strong><\/a>\u00a0di Castelbasso\u00a0(Teramo, Abruzzo) in occasione del bando\u00a0<a href=\"http:\/\/www.aap.beniculturali.it\/italian-council-2019_NEW_2.html\"><strong>Italian Council<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p><em>Retina<\/em> nasce dal proposito di svelare le possibilit\u00e0 contemporanee di una tecnica tanto remota nel tempo quanto diffusa geograficamente attraverso le culture.\u00a0<img decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-12232 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Arazzo-pavimento-foto-Gino-Di-Paolo-1024x849.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"849\" srcset=\"https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Arazzo-pavimento-foto-Gino-Di-Paolo-1024x849.jpg 1024w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Arazzo-pavimento-foto-Gino-Di-Paolo-300x249.jpg 300w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Arazzo-pavimento-foto-Gino-Di-Paolo-768x637.jpg 768w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Arazzo-pavimento-foto-Gino-Di-Paolo.jpg 1254w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/>Composta da tre arazzi realizzati nel contesto di una residenza dell\u2019artista tra il 2018 e il 2019 nei laboratori della\u00a0<a href=\"https:\/\/www.arazzeriapennese.org\/\"><strong>Arazzeria Pennese<\/strong><\/a>, <em>Retina<\/em> viene presentata per la prima volta al pubblico internazionale nell\u2019<a href=\"https:\/\/iicbarcellona.esteri.it\/iic_barcellona\/it\/\"><strong>Italian Cultural Institute in Barcelona<\/strong><\/a>\u00a0fino al 14 luglio, cui segue l\u2019esposizione in occasione della manifestazione annuale <em>Castelbasso,<\/em> giunta alla 21ma edizione. Infine, entrer\u00e0 a far parte della collezione permanente del Museo MAXXI di Roma, in un\u2019inedita esperienza di condivisione.<br \/>\n<img decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-12230 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Arazzo-coperta-foto-Gino-Di-Paolo-ridotta-683x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"683\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Arazzo-coperta-foto-Gino-Di-Paolo-ridotta-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Arazzo-coperta-foto-Gino-Di-Paolo-ridotta-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Arazzo-coperta-foto-Gino-Di-Paolo-ridotta-768x1151.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 683px) 100vw, 683px\" \/><\/p>\n<p>L\u2019opera \u00e8 un connubio tra arte contemporanea e territorio e fa proprie suggestioni che guardano alla natura e agli usi tradizionali abruzzesi. Creazione e studio si fondono in un\u2019interpretazione innovativa delle possibilit\u00e0 dell\u2019arazzeria, per un\u2019opera che compendia in s\u00e9 passato e presente.<\/p>\n<p>Retina ha reso possibile la riattivazione della storica Arazzeria Pennese, aperta nel 1965 a Penne in provincia di Pescara ed oggi parte del <a href=\"https:\/\/www.brioni.com\/it\"><strong>Gruppo<\/strong> <strong>Brioni<\/strong><\/a>, affermatasi dagli anni \u201860 come uno dei principali centri di produzione in Italia. Da circa un anno, Brioni ha un suo laboratorio per la lavorazione dell\u2019arazzo a basso liccio. Con questa tecnica a Penne sono stati realizzati arazzi di Afro, Capogrossi, Avenali, Varotsos, Tirelli, Di Fabio. In questo laboratorio, collocato nella sede di Montebello, viene mantenuta la tecnica tradizionale del basso liccio, con l\u2019ordito orizzontale di cotone ricoperto interamente da trame di lane colorate la cui armatura a batavia d\u00e0 corpo consistente e al tessuto. Il cartone guida \u00e8 disegnato in stretta collaborazione con l\u2019artista in modo da mantenere la sua peculiarit\u00e0 e la sua cifra poetica. Con Stefano Arienti si \u00e8 messa a punto una tecnica utilizzando una macchina rettilinea elettronica in finezza 18 che si usa per realizzare tessuti per giacca in maglia.<img decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-12233 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Arienti-con-Stefano-Pallotti-e-Simone-Ciglia-foto-Gino-Di-Paolo-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Arienti-con-Stefano-Pallotti-e-Simone-Ciglia-foto-Gino-Di-Paolo-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Arienti-con-Stefano-Pallotti-e-Simone-Ciglia-foto-Gino-Di-Paolo-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Arienti-con-Stefano-Pallotti-e-Simone-Ciglia-foto-Gino-Di-Paolo-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Arienti-con-Stefano-Pallotti-e-Simone-Ciglia-foto-Gino-Di-Paolo-360x240.jpg 360w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Arienti-con-Stefano-Pallotti-e-Simone-Ciglia-foto-Gino-Di-Paolo.jpg 1354w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>La \u201cricetta\u201d preparata da Arienti per il progetto <em>Retina<\/em> prevede la tessitura di arazzi da immagini fotografiche sottoposte a un processo di retinatura. L\u2019osservazione dei processi di lavorazione e il confronto con le maestranze specializzate hanno consentito di mettere a punto la realizzazione dell\u2019intervento. Il dialogo \u00e8 stato mediato da Mario Costantini, artista specializzato nel settore tessile che ha seguito l\u2019ultima produzione dell\u2019Arazzeria Pennese, occupandosi dell\u2019esecuzione dei cartoni preparatori. Fra i campioni, sono state scelte le soluzioni preferite in termini di materiali e combinazioni cromatiche: l\u2019autore ha optato per la seta in tre variazioni bicrome (giallo limone\/nero, rosa\/antracite m\u00e9lange, marmo\/blu m\u00e9lange).<\/p>\n<p>Il risultato finale compone un trittico d\u2019immagini che, pur originate in maniera indipendente fra loro (in periodi e luoghi diversi), tracciano complessivamente un itinerario: un percorso dall\u2019interno all\u2019esterno \u2013 dalla casa al paesaggio, attraverso una soglia.<img decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-12231 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/arazzo-paesaggio-foto-Gino-Di-Paolo-ridotta-629x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"629\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/arazzo-paesaggio-foto-Gino-Di-Paolo-ridotta-629x1024.jpg 629w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/arazzo-paesaggio-foto-Gino-Di-Paolo-ridotta-184x300.jpg 184w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/arazzo-paesaggio-foto-Gino-Di-Paolo-ridotta-768x1250.jpg 768w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/arazzo-paesaggio-foto-Gino-Di-Paolo-ridotta.jpg 1447w\" sizes=\"(max-width: 629px) 100vw, 629px\" \/><\/p>\n<p>Retina \u00e8 un progetto culturale incentrato sull\u2019artigianato abruzzese e in grado di veicolare a livello internazionale il territorio. Promosso dalla <strong>Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture di Castelbasso<\/strong> a cura di <strong>Simone Ciglia<\/strong>, si \u00e8 classificato al secondo posto nell\u2019edizione 2018 del bando Italian Council, concorso ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attivit\u00e0 Culturali, per promuovere l\u2019arte contemporanea italiana nel mondo.<\/p>\n<p>\u201c<em>Retina s\u2019innesta su questa linea di continuo scambio, \u00e8 un progetto che permette all\u2019Abruzzo si \u201cesportare\u201d nel mondo \u2013 nel caso specifico a Barcellona \u2013 un\u2019opera d\u2019arte che nasce dalla rilettura che Stefano Arienti ha fatto della tradizione dell\u2019arazzeria pennese. L\u2019opera \u00e8 il simbolo di un dialogo nuovo tra arte e artigianato, con l\u2019una che rinnova e rivitalizza l\u2019altro. Il trittico di arazzi \u00e8 stato realizzato dall\u2019artista durante la permanenza nei laboratori di Penne, in provincia di Pescara, e svela al pubblico internazionale le possibilit\u00e0 contemporanee di una tecnica di antichissime origini, in un connubio fra l\u2019arte e un\u2019eccellenza manifatturiera italiana<\/em>\u201d dice Angelo Gio\u00e8, direttore dell\u2019Istituto italiano di cultura di Barcellona.<\/p>\n<p>\u201cLa Fondazione Menegaz, pur avendo strutturato in modo sistematico la propria azione nel borgo medievale di Castelbasso, dov\u2019\u00e8 nata e ha sede, ha sempre elaborato una progettualit\u00e0 culturale anno per anno tradottasi in proposte finalizzate ad aprire l\u2019Abruzzo al mondo. Ne \u00e8 nato un dialogo molteplice con i linguaggi della contemporaneit\u00e0, specie nella direzione dell\u2019orizzonte artistico, anche alla luce della volont\u00e0 di radicarsi in una dimensione consapevolmente glocal\u201d afferma Osvaldo Menegaz, presidente della Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture.<img decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-12235 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Stefano-Arienti-e-Osvaldo-Menegaz-foto-Gino-Di-Paolo-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Stefano-Arienti-e-Osvaldo-Menegaz-foto-Gino-Di-Paolo-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Stefano-Arienti-e-Osvaldo-Menegaz-foto-Gino-Di-Paolo-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Stefano-Arienti-e-Osvaldo-Menegaz-foto-Gino-Di-Paolo-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Stefano-Arienti-e-Osvaldo-Menegaz-foto-Gino-Di-Paolo-360x240.jpg 360w, https:\/\/www.thesignspeaking.com\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Stefano-Arienti-e-Osvaldo-Menegaz-foto-Gino-Di-Paolo.jpg 1472w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/>foto \u00a9 Gino Di Paolo<\/p>\n<p><strong>Retina<\/strong> di <strong>Stefano<\/strong> <strong>Arienti<\/strong> sar\u00e0 presentata per la prima volta al pubblico italiano <strong>dal 21 luglio al 1\u00b0 settembre<\/strong>, all\u2019interno della mostra <strong><em>Sul filo dell\u2019immagine &#8211; Trame dell\u2019arazzo contemporaneo<\/em><\/strong>, a cura di <strong>Simone Ciglia<\/strong>. La mostra a Palazzo De Sanctis (dal marted\u00ec alla domenica dalle 19 a mezzanotte) offre una riflessione sulle possibilit\u00e0 contemporanee dell\u2019arazzo, partendo da un\u2019esperienza d\u2019eccellenza legata al territorio. L\u2019esposizione presenta un\u2019importante selezione di opere prodotte dalla manifattura dell\u2019Arazzeria Pennese, attiva dagli anni Sessanta del Novecento con il coinvolgimento di alcuni fra i maggiori artisti dell\u2019epoca (fra questi, Afro, Giacomo Balla, Giuseppe Capogrossi). A questo nucleo di opere storiche si accompagna una scelta di arazzi di autori contemporanei (come Enzo Cucchi, Alberto Di Fabio, Mario Costantini, Andrea Mastrovito, Matteo Nasini, Giuseppe Stampone, Costas Varotsos), che testimoniano della rinnovata attenzione di cui questa tecnica ha goduto nella pi\u00f9 recente produzione artistica internazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Intervista a Stefano Arienti\u00a0<\/strong><strong>di Paolo Di Vincenzo<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Maestro, la sua opera al centro del progetto della Fondazione Malvina Menegaz per le arti e le culture e a cura di Simone Ciglia, \u00e8 un grande arazzo, prodotto in tre esemplari, e prosegue la sua indagine sullo stato e le possibilit\u00e0 dell\u2019immagine. Come ha pensato quest\u2019opera?<\/strong><\/p>\n<p>Stefano Arienti: \u00c8 un lavoro fotografico, finora ho trattato poco l\u2019immagine fotografica ma l\u2019ho gi\u00e0 fatto in passato e ho cercato di farlo in modo personale. In questo caso, ho utilizzato delle tecniche a met\u00e0 strada tra quelle tradizionali e quelle innovative nell\u2019epoca digitale, per la trasformazione dell\u2019immagine in un oggetto tessile, speciale come un arazzo.<\/p>\n<p><strong>Lei parte da una matrice fotografica che tramite un processo di retinatura poi viene tradotta in un arazzo. Pu\u00f2 spiegare meglio come avvengono questi passaggi?<\/strong><\/p>\n<p>Parto dall\u2019immagine digitale, ma potrebbe essere anche analogica, e con dei semplicissimi programmi di elaborazione, la trasformo da una foto a colori a una in bianco e nero e da questa a due colori. La retinatura serve a far quello, a semplificare l\u2019immagine mantenendone il pi\u00f9 possibile le informazioni. Ci sono tanti parametri che posso modificare o utilizzare per andare verso un\u2019immagine pi\u00f9 contrastata o pi\u00f9 leggibile, o dove la retinatura distrugge un po\u2019 di pi\u00f9 le possibilit\u00e0 della foto. Decido io quale \u00e8 il punto, il risultato che voglio raggiungere.<\/p>\n<p><strong>Tramite <em>Retina<\/em> lei si confronta con una tradizione abruzzese, l\u2019Arazzeria Pennese, nata oltre 50 anni fa e forte di collaborazioni di altissimo livello, confermate dalla sua presenza per <em>Retina<\/em>. \u00c8 questo il fulcro del progetto che ha ottenuto un cos\u00ec grande successo nel bando internazionale: coniugare l\u2019artigianato di altissima qualit\u00e0 con l\u2019arte per promuovere il territorio in Italia e all\u2019estero. Come si \u00e8 trovato a lavorare con gli artigiani locali?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 stato una bella esperienza, spero di riuscire a imparare cose che non conosco. \u00c8 la prima volta che realizzo un progetto nel quale mi confronto con un processo di tessitura, piuttosto complesso, che pu\u00f2 essere fatto a mano o tramite tecnologie comandate da un computer, come si fa adesso, per\u00f2 l\u2019obiettivo che m\u2019interessa \u00e8 che l\u2019immagine resti su un oggetto che ha una materia molto speciale, molto particolare. Quindi, confrontarmi con la sensibilit\u00e0 che ha fatto sviluppare quel tipo di sapere attorno a quegli oggetti speciali \u00e8 quello che voglio imparare e spero di poter offrire una sensibilit\u00e0 che arriva dal mondo dell\u2019arte contemporanea alle persone che hanno voglia di confrontarsi con me.<\/p>\n<p><strong>La riscoperta del lavoro artigiano, della tradizione, \u00e8 al centro del progetto, nel lungo periodo, della Fondazione Malvina Menegaz. Come s\u2019inserisce, secondo lei, questa iniziativa nel panorama attuale?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 sicuramente un progetto di ricerca, spero che sia in grado di unire la voglia di confrontarsi e recuperare un sapere tradizionale, diverso dalle tecnologie contemporanee e dalla sensibilit\u00e0 della fotografia contemporanea. Sono immagini che tutti produciamo con dispositivi tecnologici e digitali sempre pi\u00f9 complessi che per\u00f2 sono sempre pi\u00f9 a disposizione di tutti.<\/p>\n<p><strong>Quale \u00e8 stata la scelta dei tre soggetti degli arazzi ?<\/strong><\/p>\n<p>Sono immagini molto differenti tra di loro. Una \u00e8 stata scattata al Museo Batha di Fes, in Marocco, e ritrae un pavimento con il riflesso di luce sulle piastrelle e il colore \u00e8 il giallo, complementare al nero. Un\u2019altra \u00e8 un paesaggio abruzzese, un dettaglio di Campo Imperatore: una foto che ho scattato durante un mio viaggio, un elemento di natura che contrasta con le altre. L\u2019ultima \u00e8 la coperta di un letto, sempre presa in Abruzzo, in particolare a Santo Stefano di Sessanio, molto pi\u00f9 intima. Sono tre immagini molto diverse, con una differente profondit\u00e0: una dominata dalla luce che \u00e8 quella filosofica, del barocco; una con un\u2019atmosfera rarefatta di sassi in montagna e l\u2019ultima pi\u00f9 calda con un colore di fondo un rosa carico che contrasta con l\u2019antracite, il disegno di una coperta tradizionale abruzzese.<\/p>\n<p><strong>Dalla natura alla tradizione locale o esotica, come pu\u00f2 essere il pavimento del museo in Marocco, dunque.<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, certo. Sia la coperta che il pavimento sono entrambi elementi molto decorati, con un disegno molto preciso, ma pure l\u2019immagine del paesaggio ha in primo piano dei grandi sassi che anch\u2019essi diventano un elemento molto forte che caratterizza l\u2019immagine.<\/p>\n<p><strong>La definizione dei colori qual \u00e8 stata?<\/strong><\/p>\n<p>Il colore ha caratterizzato molto il progetto <em>Retina<\/em>, con il giallo che va a contrasto col nero, nell\u2019ispirazione dal pavimento marocchino; con il rosa e l\u2019antracite nella coperta da letto abruzzese mentre nel paesaggio di Campo Imperatore abbiamo scelto un blu scurissimo e un bianco perlaceo.<\/p>\n<p><strong>La scelta del pavimento del museo in Marocco, invece, a cosa \u00e8 stata dovuta? Al disegno, al colore o ad altre motivazioni?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 stata una delle prime selezionate, nel tentativo di verificare se le immagini da trasferire nella retinatura riuscisse a rendere un disegno cos\u00ec complesso e una sensazione di materia cos\u00ec particolare. Diciamo che era anche un po\u2019 una sfida per vedere se si riusciva a trasferire una sensazione di materia da un ambito a un altro.<\/p>\n<p><strong>La scelta l\u2019ha fatta anche sulla base del risultato che ha poi ottenuto.<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, \u00e8 stato un lavoro molto lungo, la trasformazione di un\u2019immagine digitale, che ho eseguito io, anche per riuscire ad adattarmi alle caratteristiche tecniche della tessitura. Alcune si prestavano meglio di altre e Simone Ciglia mi ha aiutato molto nella scelta e nella definizione dei soggetti da utilizzare.<\/p>\n<p><strong>Un lavoro sull\u2019Abruzzo al quadrato, anzi al cubo, visto che c\u2019\u00e8 la commissione da parte della Fondazione Menegaz, il lavoro coordinato con l\u2019Arazzeria pennese e il soggetto, che in due casi su tre \u00e8 preso proprio dal territorio.<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, e visto che stiamo parlando di doppi o tripli riferimenti, \u00e8 molto interessante la scelta della coperta da letto che mi ha permesso di utilizzare il disegno di una tessitura che a sua volta diventa soggetto di un altro lavoro tessile (attraverso l\u2019Arazzeria), un\u2019immagine molto pittorica.<\/p>\n<p><strong>L\u2019arte contemporanea presenta complessit\u00e0 che \u00e8 necessario spiegare. Molti artisti sono, oggi, su questa linea di pensiero. Lei preferisce farlo in prima persona? E se s\u00ec come pu\u00f2 raccontare il percorso dalla sua idea di <em>Retina<\/em> a ci\u00f2 che vorrebbe arrivasse al fruitore della sua opera?<\/strong><\/p>\n<p>Io non ho dei punti dove voglio arrivare, non ci sono delle mete prefissate. \u00c8 sempre un lavoro di ricerca dove non si sa quali saranno i risultati, e quindi \u00e8 una ricerca libera. Per me questa \u00e8 la modalit\u00e0 di lavoro pi\u00f9 congeniale, quella che mi stimola di pi\u00f9 e, magari, gli esiti non sono prevedibili ma il processo \u00e8 l\u2019unico con il quale riesco a imparare, e penso sia quello dove si crea, nell\u2019ambiente, una possibilit\u00e0 che avvenga anche uno scambio, una diffusione di quello che si sta imparando. Io, personalmente, e le altre persone insieme a me.<\/p>\n<p><strong>Oggi viviamo immersi nella tecnologia e questa, in pochi anni, ha cambiato radicalmente la nostra vita quotidiana. Come l\u2019ha cambiata a un artista come lei? Pensa di poter immaginare un suo lavoro realizzato, che so, con la trasposizione dell\u2019opera su un computer, o su uno smartphone?<\/strong><\/p>\n<p>Non lavoro con gli smartphone ma sicuramente da tanti anni lo faccio con i computer o con persone che sanno usare i pc meglio di me. Sono, per forza di cose, all\u2019interno di questa rivoluzione digitale che ci ha colpito tutti. Ho una memoria molto forte anche di quella che era la necessit\u00e0 di operare solo in un mondo analogico e quindi ho la possibilit\u00e0 di usare sensibilit\u00e0 differenti nei confronti di processi di elaborazioni. I progetti artistici, nell\u2019epoca digitale, si confrontano con tante possibilit\u00e0 nuove e una parte del mio lavoro \u2013 che si sta sviluppando sotterraneamente da tanto tempo e che \u00e8 una specie di fiume carsico che ogni tanto spunta fuori, in alcuni casi con realizzazioni anche molto grandi, come nel caso della chiesa del nuovo ospedale di Bergamo, dove ho utilizzato per la prima volta un\u2019elaborazione digitale di mie immagini fotografiche \u2013 \u00e8 rispuntata fuori anche adesso, ma \u00e8 un percorso che io continuo a seguire. Magari, \u00e8 meno evidente, meno visibile di altre modalit\u00e0 di intervento sulle immagini che ho utilizzato.<\/p>\n<p><strong>E, proprio l\u2019idea di realizzare un\u2019opera sul computer, o su uno smartphone? Fare arrivare una sua opera direttamente sugli smartphone, pu\u00f2 essere una modalit\u00e0 interessante per lei?<\/strong><\/p>\n<p>Quello succede lo stesso. Le persone che vogliono visualizzare una mia opera, vanno su Internet e sicuramente trovano un sacco di immagini che ci sono gi\u00e0, quindi, ci\u00f2 \u00e8 indipendente dal mio volere. Questa \u00e8 una dimensione che riguarda chiunque, ed \u00e8 il motivo per cui ho rinunciato a costruire completamente il mio sito Internet, anche se ho un dominio a mio nome che in futuro conterr\u00e0 le mie produzioni. Non so, \u00e8 un\u2019avventura ancora tutta aperta e il mio modo di operare, forse, \u00e8 anche un po\u2019 invecchiato rispetto a quello che sono le possibilit\u00e0 sviluppate dalle generazioni successive alla mia. Mi considero una persona molto limitata, ma ho il piacere di imparare anche quali sono le caratteristiche e i limiti del lavoro digitale e cerco di farlo.<\/p>\n<p><strong>Quali difficolt\u00e0 incontra oggi un artista che si trova da una parte un panorama artistico pressoch\u00e9 compiuto e dall\u2019altra un mondo in cui l\u2019immagine, pur essendo diventata straordinariamente potente (ancor pi\u00f9 di quanto si potesse mai immaginare), \u00e8 spesso ridotta a mera riproduzione ma enormemente moltiplicata proprio grazie alle nuove tecnologie?<\/strong><\/p>\n<p>In ogni caso gli artisti contemporanei lavorano sull\u2019idea che ci deve essere una compresenza fisica dell\u2019opera d\u2019arte. Questa pu\u00f2 essere anche disincarnata rispetto a quella virtuale o digitale, ma in realt\u00e0 \u00e8 un\u2019altra forma di materialit\u00e0. Per noi artisti, confrontarsi con tanti tipi di materialit\u00e0 differenti \u00e8 molto importante ed \u00e8 quindi un arricchimento.<\/p>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cMolte delle ricette che uso per realizzare opere d\u2019arte sopperiscono alla mia incapacit\u00e0 di disegnare, dipingere o modellare con le tecniche tradizionali. 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