Fino al 6 settembre 2026, il Vitra Design Museum dedica la prima grande retrospettiva a Hella Jongerius. Con opere che vanno dai primi lavori sperimentali ai prodotti iconici, fino alle ceramiche scultoree di epoca più recente, l’esposizione offre una visione approfondita dell’affascinante universo della designer e artista olandese, una delle personalità di spicco del design contemporaneo degli ultimi trent’anni

Come si può disegnare qualcosa per un mondo che, in realtà, ha già abbastanza? Quali cose favoriscono la valorizzazione e l’attenzione consapevole invece del consumismo e della cultura dello scarto? Sono proprio questi gli interrogativi al centro della mostra “Hella Jongerius: Whispering Things”, dal 14 marzo al 6 settembre 2026 al Vitra Design Museum.

L’esposizione ripercorre l’evoluzione di Jongerius dagli inizi negli anni Novanta, con il collettivo olandese Droog Design, alla sua ascesa negli anni Duemila a designer di successo, fino alle opere molto personali dell’ultimo periodo che mettono in discussione i confini tra design e arte.

In questa evoluzione si vede come l’artista, attraverso diverse tappe, abbia creato una firma unica caratterizzata da una molteplicità di strati e da un’estetica del collage in cui il linguaggio dei materiali ha la stessa importanza della forza espressiva del ‘fatto a mano’ o dell’incompiuto.

La mostra comprende più di 400 pezzi tra cui una ricca selezione di immagini, collage, esperimenti e altri documenti che presentano affascinanti aspetti del processo lavorativo della designer.

La maggior parte degli oggetti esposti proviene dal vasto archivio di Jongerius che dal 2024 è affidato alle cure del Vitra Design Museum. Quest’archivio è, secondo l’artista, una metafora del suo modo di lavorare: esso ci regala scoperte inaspettate, nuovi sguardi sul passato, storie nascoste su cui investigare e intrecci di connessioni stupefacenti… tutti elementi che plasmano le sue opere.

La mostra è suddivisa in quattro sezioni che ripercorrono appunto il percorso di Jongerius degli ultimi decenni.

La prima sala, intitolata Dirty Hands , ci riporta agli anni Novanta, ovvero agli inizi del suo approccio creativo basato sulla ricerca. I lavori del periodo di esordio con il collettivo Droog Design entrano in dialogo con ceramiche, tessuti e mobili risalenti a fasi successive. Questi progetti precursori ci fanno capire come Jongerius abbia sfruttato il suo interesse per il comportamento dei materiali e per le tecniche artigianali per ritagliarsi uno spazio proprio a cavallo tra artigianato e realizzazione industriale.

Un’opera di videoarte che mostra le mani della designer all’opera mette in luce l’importanza primaria della tattilità e della corporeità nella sua impostazione. Il lavoro con la mano simboleggia sia la comprensione profonda di Jongerius del processo di produzione, sia le responsabilità che l’artista si prende per i risultati di ogni sua creazione.

La seconda sala è intitolata Business Class ed è dedicata alla lunga collaborazione di Jongerius con aziende come Maharam, IKEA, Camper, Vitra, la manifattura di porcellane Nymphenburg e KLM. In primo piano qui troviamo, insieme ai prodotti finiti, soprattutto i processi di design che ci sono dietro. Vedendo i bozzetti, i pattern e i prototipi, si intuisce l’intenso lavoro di Jongerius su questioni come la paternità di un’opera e l’integrità ‘morale’ dei materiali. Allo stesso tempo emerge come il suo lavoro per i committenti industriali sia andato molto oltre il mero sviluppo del prodotto. Esso comprendeva, infatti, anche la discussione critica di quesiti strategici come per esempio metodi di produzione sostenibili o il carattere di un marchio, la sua storia e le sue responsabilità.

Ispirata al motto FeelingEye, la terza sala è dedicata alla ricerca sui colori e sui materiali, un altro tema dominante del lavoro di Jongerius. Un ampio spettro di opere, tra cui un’installazione di grande effetto appartenente alla serie Coloured Vases e anche gli sperimentali ColourCatchers, evidenzia lo studio continuo sugli effetti del colore in situazioni differenti. Anche il processo della creazione di tessuti viene documentato nei dettagli: dai lavori in carta e seta allo studio di tecniche tessili e di prototipi sperimentali fino alle serie tridimensionali.

Nell’ultima sala, Cosmic Mind, la mostra ospita le opere che si collocano a cavallo tra arte e design e che spesso riguardano creature non-umane. Opere scultoree come FrogTableo la serie AngryAnimals invitano i visitatori a riflettere sul rapporto tra uomini, animali e oggetti. Gli SpaceAmulets, ideati subito dopo la pandemia, creano invece una dimensione quasi sciamanica mentre la serie degli Unfoldable Cubes mostra la ricerca di Jongerius, dal punto di vista tecnico altamente complessa, sui tessuti tridimensionali.

In uno spazio separato è possibile inoltre vedere un filmato sperimentale, girato apposta per questa esposizione, che conferisce una voce agli oggetti quotidiani illustrando così l’impostazione di base di Jongerius secondo cui il mondo degli oggetti è un cosmo animato con cui intratteniamo un rapporto molto stretto.

In un’epoca di conflitti e di distrazioni continue, la mostra “Hella Jongerius: Whispering Things” concentra l’attenzione su una designer spesso in controtendenza rispetto allo spirito dominante. La sua opera, talvolta ingombrante, rompe con le convenzioni e acquisisce valore da un virtuosismo nella gestione di materiali e tecniche che nel design attuale è assolutamente unico. In quanto prima grande retrospettiva sul lavoro dell’artista olandese, la mostra sottolinea la sua posizione di spicco nel design contemporaneo, non da ultimo in quanto ispirazione importante per una nuova generazione di designer critici del XXI secolo.

La mostra è accompagnata da un ricco catalogo che è stato progettato dal grafico olandese Joost Grootens e che comprende contributi di autori e autrici famosi come Alice Rawsthorne, Paola Antonelli, Louise Schouwenberg e Christel Vester e anche un catalogo delle opere. Dopo la première al Vitra Design Museum l’esposizione sarà visitabile, dal 16 ottobre 2026 al 30 maggio 2027, al Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo. Altre tappe sono in via di pianificazione.