Martí Guixé firma le etichette del vino da tavola di Marinferno: un progetto di grafica che sceglie la franchezza al posto del racconto

Esiste una domanda sottile che ogni etichetta di vino si porta dietro: deve sembrare poco progettata per trasmettere autenticità, oppure chi cura l’etichetta cura anche il vino?

Martí Guixé la conosce bene e, per Villano e Bastard, i vini naturali e artigianali della cantina Marinferno di Vicobarone, in provincia di Piacenza, ha scelto una terza via: non premiumizzare, non fingere la spontaneità, ma costruire un linguaggio grafico diretto, leggermente irriverente, coerente con quello che il vino è davvero.

Vini per amici e famiglia, senza le convenzioni del vino commerciale. Vini buoni, ma quotidiano, prodotto in Val Tidone, sui Colli Piacentini, dove paesaggio, creatività e ospitalità sono al centro del progetto artistico e agricolo biologico nato nel 2016.

Marinferno wine labels by Martí Guixé, Photo credits: Inga Knoelke

Il progetto

I nomi erano già stati dati, Villano e Bastard. Il compito di Guixé era sviluppare un’identità visiva che li rispecchiasse, evitando deliberatamente i codici abituali del branding enologico contemporaneo: le illustrazioni romantiche, le tipografie script, gli elementi vintage o araldici, tutto ciò che appartiene a quello che il designer chiama il “paradigma di Milton Glaser”, nato con il design di Brooklyn Brewery.

Quella logica per cui un’etichetta deve sembrare poco disegnata per sembrare autentica. Qui, invece, la grafica non nasconde il design: lo usa per dire qualcosa di vero.

Le due etichette sono rotonde e funzionano come una coppia con un sistema grafico equivalente. Fondo nero con grafica bianca per il rosso, fondo bianco con grafica nera per il bianco: distinte sulla bottiglia nera, unificate dallo stesso linguaggio.

La tipografia, Denver, è stata sviluppata da Guixé nel 2003 e per queste etichette è stata scritta a mano con una tavoletta Wacom e poi convertita in vettori. La scrittura manuale trasmette spontaneità e assenza di pretesa, senza rinunciare alla precisione del gesto progettuale.

La stampa è digitale. Non c’è retroetichetta: per un vino nato per circolare tra persone di fiducia, certe convenzioni semplicemente non servono.

Martí Guixé speaking

“Io lo metto in relazione con quello che chiamo il ‘paradigma di Milton Glaser’: un’etichetta deve sembrare poco progettata per trasmettere autenticità? Alcune persone credono che un’etichetta semplice o trascurata indichi che il vino è così buono da non aver bisogno di design; altre pensano che chi cura l’etichetta curerà anche il vino. Entrambe le percezioni sono valide. In questo caso, invece di premiumizzare il prodotto, la grafica cerca di trasmettere franchezza e irriverenza: il vino è così, senza altro”, racconta Martí Guixé, che si definisce un ex-designer.

Marinferno collabora con artisti e designer per le proprie etichette, ma Villano e Bastard non si inseriscono in quella logica di autorialità diffusa, ma rispondono a un incarico diverso: fare la grafica del vino di casa. E il vino di casa non ha bisogno di raccontarsi. Basta aprirlo.

Villano. Vino rosso

Bastard. Vino bianco

Marinferno, Vicobarone(PC), 2026

Graphic design: Martí Guixé

Foto: Inga Knölke